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Scritto da Alessandro Bechis
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Cos'è l'energia solare?
Come dice il nome è l'energia ricavata dal sole ed ovviamente è rinnovabile. Può quindi rappresentare una validissima alternativa al petrolio, fonte di quasi tutti i problemi ambientali e climatici di questi ultimo secolo.
Esistono due modalità per poter sfruttare questa energia "gratuita" che ogni giorno il sole ci regala: la produzione di calore e la produzione di elettricità.
Il calore ottenuto dall'energia solare può essere ricavato dai cosiddetti pannelli solari termici e dai pannelli solari a concentrazione, mentre l'elettricità deriva dal pannello solare fotovoltaico.
La speranza è che in futuro queste fonti energetiche rinnovabili riescano a prendere il sopravvento a discapito del petrolio.
Un mondo più sano riproporrà l'equilibrio naturale che ora si sta perdendo per mano dell'uomo.
La natura ha bisogno di equilibrio e armonia, le quali ritorneranno solo con un nostro serio impegno.
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Scritto da Alessandro Bechis
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Ormai siamo entrati nella seconda parte dell’inverno che storicamente è il periodo delle potature delle piante arboree da frutto.
E’ fondamentale evitare temperature troppo basse, perché il gelo può entrare all’interno del ramo tagliato; ricordiamoci che le operazioni di potatura sono delle vere e proprie ferite e come tali devono essere fatte con oculatezza per danneggiare nel minor modo possibile le piante.
Anche se le colture arboree sono nello stato di riposo vegetativo, una piccolissima quantità di linfa rimane comunque all’interno del ramo, ed è quest’acqua (la linfa è praticamente acqua con all’interno le sostanze nutritive che servono al sostentamento del vegetale) che andando al di sotto dello zero ghiaccia portando danni più o meno gravi all’albero.
Inoltre c’è da considerare il fattore nebbia: essa può permettere l’ingresso di muffe e spore che talvolta provocano patologie.
C’è comunque da dire che le basse temperature attuali limitano l’azione dei funghi, quindi per ora in questo periodo dell’anno non sono particolarmente dannosi, ma lo diventeranno quando ci avvicineremo alla stagione primaverile, con i primi tepori che risveglieranno i microorganismi dalla quiescenza (cioè il riposo) invernale.
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Scritto da Alessandro Bechis
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Come potrai immaginare anche le energie alternative sono direttamente collegate alle condizioni atmosferiche.
Un paio di esempi che possono balzare subito all'occhio sono l'energia eolica (azionata dal vento) e l'energia solare (azionata dalla luce del sole). Per non parlare dell'energia idro-elettrica che deriva dall'acqua dei ghiacciai o dei fiumi, e quindi dalla pioggia.
Quindi conoscere il microclima di un'area si può capire su quale fonte pulita si può puntare o non puntare.
La conoscenza porta ad un'ottimizzazione e ad una razionalizzazione delle risorse, con la speranza che l'era "petrolifera" venga soppiantata da una più pulita, più rispettosa dell'ambiente e magari meno costosa.
La sostenibilità è quindi fondamentale per la sopravvivenza del nostro pianeta, la cui salute è messa sempre più a rischio dagli enormi cambiamenti climatici degli ultimi decenni.
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Scritto da Alessandro Bechis
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Immagino che ti chiederai quale possa essere il collegamento tra meteo e cucina.
Beh, si possono fare tanti esempi, ma parlando in generale ogni specialità tipica di un particolare territorio assume determinate caratteristiche (e spesso certificate con i marchi di qualità DOP, IGP, DOC, IGT, ecc.) dal connubio tra ambiente circostante e condizioni climatiche.
Una certa temperatura, una certa quantità di umidità nell'aria, o ancora quanta ventilazione è presente, possono influenzare in maniera determinante il prodotto agro-alimentare.
E' quindi fondamentale considerare ogni parametro, e solo così si potrà ottenere grande qualità. Esatto, grande qualità: essa è la nostra unica arma che può sconfiggere la concorrenza (lecita o meno) dei paesi esteri che per tante ragioni riescono a spuntare un prezzo inferiore.
Fatta questa piccola parentesi ti invito a seguire i prossimi articoli che vedranno esempi molto interessanti.
Ti aspetto!
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Scritto da Alessandro Bechis
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Altre nevicate hanno interessato buona parte della Pianura Padana, nevicate ormai diventate consuetudine in questo inverno. La settimana appena passata ha visto molte nebbie e nubi basse in pianura, mentre in quota l’alta pressione ha favorito cieli sereni, limpidi e temperature più gradevoli.
Nelle zone di pianura e di collina in alcuni casi le temperature sono rimaste consecutivamente al di sotto dello zero anche per 5-10 giorni in base alla località. Si tratta quindi di un evento abbastanza raro che ha tempi di ritorno ventennali. Episodi simili si sono verificati nel lungo inverno anticiclonico (ma avarissimo di neve) del 1989-1990
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Le nebbie che gradualmente si sono sollevate dal suolo verso le zone pedemontane e collinari fino ai 600-700 m di quota, hanno reso queste località particolarmente fredde, considerato il fatto che in genere si trovano “riparate” dall’inversione termica. Infatti spesso le temperature risultano più alte nelle zone collinari e più fredde in pianura, perché l’aria fredda più pesante in condizioni di scarsa o nulla ventilazione tende a ristagnare al suolo.
Invece in questo episodio è successo il contrario: la nebbia presente in pianura in condizioni di aria satura (cioè con umidità al 100% che si ritrova sempre in condizioni nebbiose) si è sollevata andando a raffreddare gli strati immediatamente superiori; si sono così registrate temperature di qualche grado inferiore alla pianura considerata la quota maggiore.
Queste zone non abituate ad avere nebbia, galaverna e temperature fortemente negative, hanno creato danni parziali a molte piante arboree che non sono in grado di resistere all’azione del ghiaccio per molto tempo. Parlo soprattutto delle piante non indigene, che hanno subito più danni questa settimana che nell’ondata fredda avutasi nella seconda parte del mese di dicembre.
Anche gli ulivi che ultimamente stanno riscuotendo un discreto successo non sono rimasti esenti da problemi. Questo dovrebbe insegnare che non bisogna inserire nel nostro microclima varietà adatte a climi più miti, perché la natura prima o poi si andrà a riprendere il suo spazio.
Ormai eravamo abituati ad un clima via via più caldo, senza eccessi di gelo, ma non era il nostro clima. L’inverno al nord è fatto da nevicate, da gelate, da nebbia, magari anche da giornate più miti, ma l’inverno “vero” è questo. La natura va quindi rispettata in tutte le sue forme, lasciando spazio all’ecosistema tipico del luogo, senza andare incontro a “mode” che non tengono conto del territorio.
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