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Scritto da Alessandro Bechis   

Agrometeo 23 dicembre 2009 - il gelicidio

La neve alla fine è arrivata, anche piuttosto abbondante in alcune zone dopo il periodo molto rigido che ha interessato il nord Italia. Ricordo che in alcune zone di pianura le temperature minime localmente solo scese sotto i -15°C.

Si è trattata quindi di una delle più intense ondate di gelo degli ultimi due decenni.La neve ha cominciato a cadere abbondante venerdì scorso, poi una seconda replica lunedì, una terza martedì ma solo in Piemonte.

Questa situazione è stata causata dall’arrivo di aria molto più mite ed umida da sud-ovest che ha permesso forti nevicate in pianura grazie alla presenza di un “cuscinetto” d’aria fredda che ha protetto molte zone della Pianura Padana dall’azione delle correnti calde da sud.

La Pianura Padana è molto particolare: si trova circondata su tre lati dalle Alpi e dagli Appennini; questa particolarità orografica fa sì che la ventilazione nei bassi strati di solito sia molto debole, quindi l’aria calda scorre al di sopra del lago gelido presente nei bassi strati.

In questi casi in cui l’aria in arrivo è veramente calda (si parla di una differenza di circa 20°C tra l’aria fredda preesistente e quella mite), succede che ad una certa quota le temperature salgono sopra lo zero, mentre negli strati più bassi a causa della mancanza del rimescolamento dell’aria, la temperatura rimane negativa.

Questo fatto ha causato il cosiddetto gelicidio, cioè pioggia che congela al suolo, rendendo difficile la circolazione stradale. Fatta questa doverosa spiegazione fisica sulla formazione di questo particolare fenomeno, si può notare come provochi danni all’ambiente circostante.

Senza parlare della circolazione stradale che viene fortemente compromessa dal ghiaccio, anche la natura soffre molto il gelicidio. Il ghiaccio si deposita sulle piante appesantendone notevolmente i rami, facilitando così la loro rottura.Può essere quindi un fenomeno particolarmente grave per quanto riguarda le coltivazioni arboree; infatti se un ramo si spezza, logicamente non potrà più produrre nell’annata successiva andando incontro ad un calo di produzione

.Però la vegetazione che soffre di più in assoluto sono le piante non autoctone, come quelle ornamentali abituate a temperature ben più miti di quelle padane. E’ il caso degli oleandri ad esempio, utilizzati come piante ornamentali nelle città; il ghiaccio del gelicidio e il grande freddo dell’ultima settimana hanno portato dei danni.Invece le piante autoctone sono ben più abituate alla presenza di ghiaccio e neve, riuscendo quindi a sconfiggere questi “nemici” naturali.

Le conifere sono l’esempio perfetto di adattabilità al gelo e alla neve grazie alla loro forma conica che evita l’accumulo su di esse della neve; un po’ come i tetti delle case nord Europee, i quali sono costruiti più spioventi per evitare che crollino a causa del peso della neve.

A risentirci al prossimo editoriale.

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